Rosarno. Post Riot.

A Rosarno gli africani si vedono ancora, nel tardo pomeriggio sulla via Nazionale, in bici o a piedi, si scambiano larghi sorrisi e qualche parola gesticolando. Portano buste della spesa, una bombola del gas su un vecchio passeggino. Dentro di loro probabilmente ancora tanta amarezza. L’ex Opera Sila è una grande struttura industriale abbandonata, poco fuori il paese, subito prima dei grandi uliveti secolari tipici della piana. Scavalchiamo e siam dentro al grande piazzale silenzioso. Tutto è stato ripulito già da un po’ – mi viene raccontato di quanta paura facesse questo luogo nei giorni della rivolta, nei momenti in cui veniva portata assistenza e l’orrore che abitava lì da sempre si rivelava all’improvviso. Adesso che è deserto, non è così difficile immaginare il degrado e lo strazio. I grandi serbatoi svuotati accolgono ancora i materassi, per terra spazzolini e scarpe, indumenti abbandonati ovunque, una scritta sul muro dice: Avoid shooting blacks. We will be remeber! We will never forget! Scatto un po’ di foto mentre provo tanta vergogna.

Rosarno – Avoid shooting blacks. We will be remeber! We will never forget
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